La Prima Guerra Mondiale

Agli inizi del secolo, Dogna era il primo paese del Regno d’Italia per chi entrava dall’Impero Austroungarico (a Pontebba era posto il confine). Era perciò la catena montuosa che costeggiava la sponda destra della Val Dogna, a segnare il confine naturale.

I comandi militari italiani capirono l’importanza di dover difendere quelle cime e fecero costruire al posto delle mulattiere di fondovalle una strada (agosto 1914 – primavera 1915) che, ultimata, risultò essere un’opera di grande e moderna ingegneria con manufatti, in parte ancora esistenti, che comprendevano: gallerie, ricoveri per truppe, piazzole di sosta ed una teleferica a supporto del rifornimento truppe che partiva dall’abitato di Chiout mt.838 e, salendo fino a Cuel della Baretta mt.1522, scendeva sulla statale in località Cadramazzo in comune di Chiusaforte.
Della complessità dell’opera, rimase colpito anche il futuro Duce (combattente all’epoca nella valle) il quale riportò nel suo diario di guerra che la strada del Canale di Dogna rappresentava il “non plus ultra” della modernità (da B. Mussolini, "Il mio diario di guerra" Roma 1923).
Ulteriori modifiche e migliorie furono apportate negli anni '30.
Allo scoppio delle ostilità, nel 1915, la catena montuosa si trasformò in fronte di guerra: Dogna e la sua valle furono evacuate, così il 60% della popolazione venne mandata in varie parti dell’Italia centro–meridionale.
Nel capoluogo furono piazzati due obici da 305/17 (il calibro più grosso che l’esercito Italiano possedesse all’epoca) che bombardavano ripetutamente il territorio austriaco ed in particolare il forte di Malborghetto, il quale venne colpito più volte.
Lungo la Val Dogna vennero piazzati altri pezzi di artiglieria per colpire le linee austroungariche, quindi il territorio del comune di Dogna risultava essere prima linea.
Dal forte di Malborghetto, prima di essere colpito dagli obici italiani, vennero sparati più colpi contro le nostre batterie, si colpì però anche parte dell’abitato di Dogna causando, oltre a gravi danni, anche un morto tra i pochi civili rimasti.
Le cime e le selle di queste montagne entrarono a far parte della storia italiana e diedero il nome alle battaglie che ivi vennero combattute: forcella Cianalot e Due Pizzi – giugno – luglio 1915, Jôf di Miezegnot – ottobre 1915, Sella Somdogna – ottobre 1915, Piccolo Miezegnot e Schwarzenberg – luglio 1916.
Giorni dopo lo sfondamento di Caporetto, e solo su ordine del Comando Supremo Italiano, i difensori di quelle trincee si ritirarono e si riunirono al grosso dell’Esercito Italiano in ritirata sul Piave.
La Val Dogna e lo stesso capoluogo furono occupati dall’Esercito Austroungarico fino alla fine delle ostilità nel 1918.

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