La Seconda Guerra Mondiale

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale (giugno 1940), Dogna aveva da poco superato il dramma della Grande Guerra e stava vivendo un periodo socio economico abbastanza tranquillo.

Il nuovo conflitto sembrava non dover toccare la comunità Dognese: anche coloro che furono chiamati alle armi, partirono con animo quasi sereno vivendo quell’esperienza come fosse una semplice avventura. Vennero dati perfino dei festeggiamenti nei locali del paese, con l’intento , forse, di esorcizzare le paure.

La guerra portò in paese i militari dell’ alleato esercito tedesco e vi soggiornarono parecchi mesi, vivendo con la popolazione in modo del tutto naturale e corretto.

Dogna sentiva l’evento bellico come qualcosa di lontano, nella convinzione che il paese non rappresentasse un obiettivo strategico tale da essere coinvolto nelle operazioni belliche: il pensiero che molti compaesani stessero combattendo sui vari fronti (Africa, Balcani, Russia) creò però serie preoccupazioni.

Dopo l’otto settembre 1943, la situazione precipitò: Dogna, data la presenza di ben due ponti ferroviari, uno a Ponte di Muro sul fiume Fella, il secondo sul torrente Dogna all’imbocco dell’omonima vallata, divenne un bersaglio dell’aviazione alleata.

Gli alleati volevano impedire la ritirata dell’esercito tedesco: per questo motivo bombardarono per più giorni e in più riprese il territorio comunale, costringendo la popolazione civile a trascorrere quotidianamente lunghi periodi nei rifugi.

Ma il periodo più terribile di questo attacco alleato fu sicuramente quello che va dal 22 gennaio 1945 al 17 febbraio 1945 quando, a causa di nove bombardamenti, nel capoluogo ci fu il crollo della chiesa parrocchiale e di molte abitazioni civili. Anche la frazione Prerit, posta a fianco della spalla nord del ponte ferroviario sul torrente Dogna, fu rasa al suolo.

Negli ultimi mesi di guerra, il paese fu attraversato dagli eserciti alleati di varie nazionalità: russi, soldati delle colonie britanniche e quelli inglesi. Questi ultimi si rivelarono particolarmente duri con la popolazione civile.

A conflitto ultimato, purtroppo, molti di quelli che erano partiti non fecero ritorno: le loro vite si spensero sui vari campi di battaglia, di terra e di mare. Molti vissero anche gli orrori dei campi di concentramento nazisti e delle prigioni alleate.

Tra storia e leggenda

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